Generali in Italia: una storia veneziana
Le Assicurazioni Generali legarono sin dalle origini il proprio nome a Venezia,
insediandosi il 24 luglio 1832 alle Procuratie Vecchie in Piazza San Marco, pochi
mesi soltanto dopo la nascita della Compagnia avvenuta a Trieste il 26 dicembre
1831 con la denominazione di "Imperial Regia Privilegiata Compagnia di Assicurazioni
Generali Austro-Italiche".
La Direzione di Venezia, sotto la guida ininterrotta del socio fondatore Samuele della Vida fino al 1875, ha come mandato quello di sviluppare il lavoro assicurativo nel
Lombardo Veneto e in altri Stati italiani. Le relazioni industriali e commerciali
dei Soci fondatori facilitarono, sin dai primi anni di attività, il rapido sviluppo
commerciale della Società attraverso la costituzione di numerose agenzie, oltre
che nell’Impero absburgico, anche in tutti gli Stati Italiani dell'epoca.
Le tensioni patriottiche e le affermazioni di identità nazionale sfociate nella
rivoluzione del 1848, imposero però ben presto di cambiare la denominazione sociale in "Assicurazioni
Generali", cosa che avvenne con atto pubblico l'8 e il 12 aprile di quell’anno
rispettivamente a Trieste e a Venezia. Con la fine del breve periodo di indipendenza
riconquistata da Venezia tra il 1848 e il 1849, vennero esiliati gli esponenti
di vertice della Compagnia che avevano ricoperto ruoli di grande responsabilità
nel Governo guidato da Daniele Manin: Leone Pincherle, ministro del Commercio; Isacco Pesaro Maurogonato, ministro delle Poste e, poi, delle Finanze; Daniele Francesconi, capo della legione trevigiana che aveva difeso la Repubblica Veneziana da terraferma.
Furono proprio questi uomini, che avevano concorso alla decisione di adottare
per la ricostituita Repubblica Veneziana la bandiera tricolore con il Leone marciano
in campo verde, a scegliere il Leone di S. Marco come emblema della Direzione di Venezia. Da quel momento sarà questo il simbolo di "venezianità" della Compagnia, che
figurerà dapprima sulle polizze grandine e poi, a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, su tutte le altre: Leone Alato andante a sinistra, posto in maestà, nimbato con la spada sguainata
a difesa del Vangelo. Nasce così il marchio della Compagnia che sarà oggetto - negli oltre 100 anni
di storia successiva della Società - di diversi interventi di ristilizzazione.
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Leone Pincherle |
Isacco Pesaro Maurogonato |
Daniele Francesconi |
Con la costituzione dello Stato italiano la Compagnia incrementò il proprio lavoro,
vedendo riconosciute e confermate dalle nuove autorità le varie autorizzazioni
rilasciate dalle entità statali preesistenti. Le Generali nel 1863 avevano anche
ripreso in posizione di primato la propria attività a Roma, assorbendo la Società
Pontificia. La leadership della Compagnia sul mercato italiano trovò un primo,
significativo riconoscimento in occasione dell’Esposizione Nazionale di Milano
del 1881 , allorché alle Generali - che proprio quell’anno celebravano il loro cinquantenario
- veniva attribuita la medaglia d’oro.
Dal 1877 la guida della Compagnia venne assunta da Marco Besso, prima come Segretario Generale e poi come Direttore, ruolo equivalente all’attuale
carica di Amministratore Delegato. Straordinaria figura di dirigente e di illuminato
uomo di cultura, si devono a lui gli sviluppi strategici di ampio respiro della
Compagnia. In quegli anni infatti fu dato nuovo impulso agli studi attuariali
ed ulteriore sviluppo sia al ramo vita nel suo complesso come anche a forme pensionistiche
complementari. Inoltre i diversi rami di attività trovano nuovi assetti organizzativi
ed amministrativi. In quel periodo furono costituite Società controllate per l’esercizio
delle coperture agricole, di quelle infortuni e delle allora nascenti garanzie
di responsabilità civile, al fine di affrontare con maggiore incisività le esigenze
del mercato e di meglio garantire l’equilibrio di bilancio.
Nacque così, a partire dal 1882, il Gruppo delle Assicurazioni Generali con la creazione in Austria della Erste Allgemeine Unfal und Schadensversicherung Gesellschaft, in Italia dell’Anonima Grandine e dell’Anonima Infortuni con sede in Milano e di altre società in Ungheria, Romania e Francia. Sempre
a Marco Besso si deve il raggiungimento di una prima identità alla presenza territoriale
della Compagnia, anche grazie ad una politica di investimenti immobiliari che
indirizzò la Società ad avere almeno una sede nelle piazze storiche delle principali
città italiane ed europee.
All’acquisto ed alla ristrutturazione di gran parte delle Procuratie Vecchie,
definite ufficialmente "casa della Compagnia", si accompagnò la costruzione o
l’acquisto di numerosi palazzi che in gran parte portano il Leone Alato in bassorilievo sulle facciate: a Roma
in Piazza Venezia, a Milano in Piazza Cordusio e in Corso Vittorio, a Firenze in Piazza della Signoria, a Torino in Piazza Solferino, a Verona in Piazza delle Erbe, così come a Parigi, Vienna, Praga e Budapest. Parallelamente agli investimenti immobiliari, si registrò
in quegli anni una ripresa di interesse anche nel settore agricolo con la bonifica dei terreni di Ca' Corniani nel Veneto, acquistati già nel 1851,
sì da farne un’azienda modello che ottenne varî riconoscimenti nelle esposizioni
e fiere agricole.
La prima guerra mondiale, con il conseguente dissolvimento dell’Impero asburgico, provocò alla Società
problemi difficili di riconversione e di riorganizzazione delle strutture produttive
e amministrative. Con il congiungimento di Trieste all’Italia, la Direzione Centrale
accentuò la sua funzione di coordinamento internazionale del lavoro del Gruppo,
mentre alla Direzione Veneta, avente ancora sede a Venezia alle Procuratie, venne
mantenuto il ruolo di Direzione per l’Italia. La sede legale della Compagnia, per evidenti ragioni politiche, venne spostata
a Roma.
La Presidenza di Edgardo Morpurgo, che succede nel 1920 a Besso, e quella di Giuseppe Volpi di Misurata alla fine degli anni Trenta, consolidarono l’espansione della Compagnia sul
mercato italiano, con una leadership testimoniata da una quota di mercato superiore
al 20% in tutti i rami. In questo periodo le Generali sostennero gli sviluppi
produttivi con campagne promozionali affidate all’arte di Achille Beltrame, di Marcello Dudovich e di altri maestri del cartellonismo italiano, che continuavano la tradizione
pittorica nella comunicazione, già avviata nell’Ottocento con l’immagine dello
stesso Leone alato.
La Compagnia in quegli anni concorse concretamente anche allo sviluppo dell’economia
italiana, intervenendo nel capitale degli Enti di ricostruzione industriale e
di sviluppo agricolo, settore nel quale diede ulteriore impulso con l’acquisto
di altre aziende. Il Gruppo Generali agli inizi degli anni Quaranta, è composto da 59 società assicuratrici di cui
44 in Europa, ove ha la leadership dei mercati italiano, austriaco e di quelli
dei Paesi centro-est europei.
Da Piazza San Marco in Venezia a Mogliano Veneto
Avviato il processo di unificazione amministrativa imperniata su un unico Centro
Elaborazione Dati, la Compagnia si pose successivamente come obiettivo prioritario
l’unificazione delle linee decisionali ed operative delle Direzioni Veneta e di
Milano, ampliando con ciò il progetto iniziale del Centro di Mogliano.
La permanenza di una struttura atipica nel panorama societario rappresentata
sullo stesso territorio da due Direzioni operative in aggiunta alla Direzione
Centrale, pur essendo storicamente e socialmente motivata, comportava tuttavia
duplicazioni di costi non più compatibili in termini di redditività di bilancio
e di competitività in un mercato che s’avviava a divenire sempre meno nazionale
e sempre più europeo e concorrenziale.
La decisione di unificare le due Direzioni, a lungo meditata, comportava l’abbandono di sedi storiche come le Procuratie
Vecchie e il trasferimento di funzioni e di collaboratori oltre che da Venezia
anche da Milano, con tutti i connessi problemi d’ordine organizzativo e sociale.
Essa era resa peraltro necessaria, oltre che da motivazioni economiche, anche
dall’esigenza di rivedere in modo nuovo i rapporti con i Clienti, con il superamento
dei tradizionali criteri di ramo e la suddivisione dell’offerta assicurativa nelle
due grandi linee: "Clienti persona" e "Clienti aziende", che comportava di necessità
una struttura unificata delle due antiche Direzioni.
Il distacco dalla sede storica di Piazza S. Marco - dove rimangono tuttavia uffici
di rappresentanza, oltre all’Agenzia Generale, e dove ha luogo una delle riunioni
annuali del Consiglio di Amministrazione - da parte di una Compagnia che in Italia,
per oltre un secolo e mezzo, era stata identificata con il nome stesso della città
di appartenenza, non poteva far perdere alle Generali il collegamento ideale con
Venezia. Venne pertanto conferito l’incarico all’architetto Pierluigi Spadolini
di mantenere per i nuovi moderni ambienti che egli avrebbe dovuto progettare l’atmosfera
della città lagunare. "Progettare un intervento di dimensioni così vaste e con
valenze così innovative ha comportato - ha scritto Spadolini - uno studio approfondito,
prima sull'utilizzo di tale struttura con le relative fruizioni, poi sull'inserimento
in un contesto predisegnato con linee naturali come i fiumi ed i viali alberati
che hanno tracciato un ambiente equilibrato dove il verde è pensato come un geometrico
contorno alle ville preesistenti.
I vincoli rappresentati dall'ambiente, dalla sicurezza e dalla funzionalità sono
stati considerati parallelamente, senza creare priorità, ma tentando di individuare
una logica generatrice comune a tutto il progetto che dall'impostazione urbanistica
arrivasse fino a quella formale sempre in sintonia. "I corsi d'acqua", reminiscenza della vicina Venezia, sono stati così sfruttati per disegnare i
contorni degli edifici, utilizzandoli anche come elementi di protezione per la
sicurezza. Il frazionamento del costruito in più blocchi ha voluto riprendere
le prospicienti ville, basate tutte su una linearità costante di forme geometriche
non aggregate, agevolando anche la plurifunzionalità di questo nuovo spazio-tecnologico.
La planimetria si articola, così, tra spazi "pieni" e "vuoti" dando luogo a involucri
operativi raccordati fra loro da elementi di giunzione che consentono una graduale
uscita all'esterno, fino alla sintesi finale rappresentata dalla "piazza centrale"
che ha volutamente ripreso i concetti generatori dell'antica Piazza San Marco
di Venezia.
Il blocco verticale del Centro Elaborazione Dati, elemento protagonista e fulcro
di tutto l'intervento, ha dovuto necessariamente rispondere a norme di sicurezza
tali da dover essere trattato quasi come una fortezza, pur mantenendo un alto
grado di vivibilità.
"Da questo elemento "Fortilizio" dipartono, lungo due direttrici diagonali, gli
altri corpi di fabbrica che ospitano gli Uffici, i servizi destinati alla ristorazione,
la corporate university Generali Group Innovation Accademy, i servizi e la centrale
energetica; la struttura complessiva si articola in base a un equilibrato rapporto
tra città e campagna, tra forma e funzione, tra elemento singolo ed elemento aggregato,
in modo che l'insieme acquisti un preciso significato architettonico."