Avviato il processo di unificazione amministrativa imperniata su un unico Centro
Elaborazione Dati, la Compagnia si pose successivamente come obiettivo prioritario
l’unificazione delle linee decisionali ed operative delle Direzioni Veneta e di
Milano, ampliando con ciò il progetto iniziale del Centro di Mogliano.
La permanenza di una struttura atipica nel panorama societario rappresentata
sullo stesso territorio da due Direzioni operative in aggiunta alla Direzione
Centrale, pur essendo storicamente e socialmente motivata, comportava purtuttavia
duplicazioni di costi non più compatibili in termini di redditività di bilancio
e di competitività in un mercato che s’avviava a divenire sempre meno nazionale
e sempre più europeo e concorrenziale.
La decisione di unificare le due Direzioni, a lungo meditata, comportava l’abbandono di sedi storiche come le Procuratie
Vecchie e il trasferimento di funzioni e di collaboratori oltre che da Venezia
anche da Milano, con tutti i connessi problemi d’ordine organizzativo e sociale.
Essa era resa peraltro necessaria, oltre che da motivazioni economiche, anche
dall’esigenza di rivedere in modo nuovo i rapporti con l’utenza, con il superamento
dei tradizionali criteri di ramo e la suddivisione dell’offerta assicurativa nelle
due grandi linee: "clienti persona" e "clienti aziende" , che comportava di necessità
una struttura unificata delle due antiche Direzioni.
Il distacco dalla sede storica di Piazza S. Marco - dove rimangono purtuttavia
uffici di rappresentanza, oltre all’Agenzia Generale, e dove ha luogo una delle
riunioni annuali del Consiglio di Amministrazione - da parte di una Compagnia
che in Italia, per oltre un secolo e mezzo, era stata identificata con il nome
stesso della città di appartenenza, non poteva far perdere alle Generali il collegamento
ideale con Venezia. Venne pertanto conferito l’incarico all’architetto Pierluigi
Spadolini di mantenere per i nuovi moderni ambienti che egli avrebbe dovuto progettare
l’atmosfera della città lagunare.
"Progettare un intervento di dimensioni così vaste e con valenze così innovative
ha comportato - ha scritto Spadolini - uno studio approfondito, prima sull'utilizzo
di tale struttura con le relative fruizioni, poi sull'inserimento in un contesto
predisegnato con linee naturali come i fiumi ed i viali alberati che hanno tracciato
un ambiente equilibrato dove il verde è pensato come un geometrico contorno alle
ville preesistenti.
I vincoli rappresentati dall'ambiente, dalla sicurezza e dalla funzionalità sono
stati considerati parallelamente, senza creare priorità, ma tentando di individuare
una logica generatrice comune a tutto il progetto che dall'impostazione urbanistica
arrivasse fino a quella formale sempre in sintonia.
"I corsi d'acqua", reminiscenza della vicina Venezia, sono stati così sfruttati per disegnare i
contorni degli edifici, utilizzandoli anche come elementi di protezione per la
sicurezza. Il frazionamento del costruito in più blocchi ha voluto riprendere
le prospicienti ville, basate tutte su una linearità costante di forme geometriche
non aggregate, agevolando anche la plurifunzionalità di questo nuovo spazio-tecnologico.
La planimetria si articola, così, tra spazi "pieni" e "vuoti" dando luogo a involucri
operativi raccordati fra loro da elementi di giunzione che consentono una graduale
uscita all'esterno, fino alla sintesi finale rappresentata dalla "piazza centrale"
che ha volutamente ripreso i concetti generatori dell'antica Piazza San Marco
di Venezia.
Il blocco verticale del Centro Elaborazione Dati, elemento protagonista e fulcro
di tutto l'intervento, ha dovuto necessariamente rispondere a norme di sicurezza
tali da dover essere trattato quasi come una fortezza, pur mantenendo un alto
grado di vivibilità.
"Da questo elemento "Fortilizio" dipartono, lungo due direttrici diagonali, gli
altri corpi di fabbrica che ospitano gli Uffici, i servizi destinati alla ristorazione,
l'educational center, la foresteria, i servizi e la centrale energetica; la struttura
complessiva si articola in base a un equilibrato rapporto tra città e campagna,
tra forma e funzione, tra elemento singolo ed elemento aggregato, in modo che
l'insieme acquisti un preciso significato architettonico."