
La Legge di Bilancio 2026 cambia la previdenza di tutti, anche la tua. Se vuoi, insieme cerchiamo di saperne di più.
Lo sai che dal primo luglio il tuo futuro è cambiato in meglio? Perché? Perché è cambiata la previdenza complementare!
Lo so, probabilmente ora stai pensando “ma che cos’è la previdenza complementare e perché riguarda il mio futuro?” Oppure stai pensando che la previdenza complementare sia qualcosa sì…forse di importante ma tremendamente noioso…e complicato. In realtà no. Magari non è la cosa più semplice del mondo ma di sicuro non è noiosa. E sai perché? Perché riguarda ciò che più ami, ciò che vuoi di più dalla vita, ciò che desideri per te e per chi ami: un futuro degno di essere vissuto, un futuro dove realizzi ciò che ti piace e che ti fa battere il cuore oggi.
La previdenza complementare, infatti, non è un tema che riguarda solo chi è vicino alla pensione: riguarda tutti noi, indipendentemente dall’età, dal lavoro che svolgiamo o dai nostri progetti di vita. Significa infatti costruire oggi una maggiore serenità economica per il domani, affiancando alla pensione pubblica una forma di risparmio finalizzata a tutelare il proprio tenore di vita futuro. Ma non si tratta soltanto di sé stessi. Le scelte che compiamo oggi possono contribuire a offrire maggiore sicurezza anche alle persone che amiamo, aiutandole ad affrontare con più tranquillità gli eventi della vita.

Proprio per questo le novità sulla previdenza complementare introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 assumono un’importanza particolare. Le nuove disposizioni rafforzano il ruolo della previdenza complementare, introducendo misure che rendono più conveniente, accessibile e flessibile pianificare il proprio futuro previdenziale. Comprenderle significa cogliere opportunità concrete per valorizzare il risparmio, beneficiare degli incentivi previsti e costruire nel tempo una protezione più solida per sé e per la propria famiglia.
Di seguito analizzeremo in modo semplice e chiaro le principali novità e il loro impatto sulla vita di ciascuno di noi. Lo faremo attraverso degli stereotipi che spesso accompagnano il tema della previdenza complementare per comprendere che non sono veri e che le novità normative invece possono fare la differenza per costruire al meglio da oggi il futuro che vogliamo davvero.
Ho sentito dire che le novità sulla previdenza complementare riguarderebbero solo i dipendenti del settore privato.
Non è così. Certo, alcune delle novità riguardano da vicino quella categoria, ponendo anche nuovi obblighi di informazione e trasparenza in capo ai datori di lavoro su quanto prevede oggi la previdenza complementare, ma altre disposizioni introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 non riguardano solo loro. Vediamo perché elencando di seguito i principali ambiti di novità introdotti:
- l’incremento del plafond di deducibilità
- l’introduzione di 3 nuove prestazioni previdenziali
- la portabilità del contributo datoriale
- l’introduzione dell’adesione “automatica” alla previdenza complementare per i lavoratori privati di prima occupazione o di nuova assunzione con una posizione di previdenza complementare attiva, che non esprimono una scelta esplicita in merito al TFR.
I primi 3 punti riguardano tutti, mentre gli ultimi due sono effettivamente rivolti ai lavoratori dipendenti del settore privato.
Hanno detto che non entrerà in vigore a luglio ma più avanti, a fine ottobre.
No, in base alla Legge, le nuove disposizioni entrano in vigore dal 1° luglio 2026 con l’eccezione delle disposizioni relative:
- al “diritto alla portabilità del contributo datoriale” e alla nuova opzione di prestazione “erogazione frazionata”, la cui entrata in vigore è stata posticipata al 31 ottobre 2026;
- al limite massimo annuo di deducibilità dei contributi, innalzato a partire dall’anno fiscale 2026.
Se metto da parte dei risparmi per il mio futuro previdenziale so che ho delle agevolazioni fiscali, ma saranno solo per chi ha la partita IVA?
No, le agevolazioni fiscali della previdenza complementare sono accessibili a tutti, non solo chi ha una partita IVA o i liberi professionisti. A partire dall’anno fiscale 2026, il limite massimo annuo di deducibilità dei contributi versati a tutte le forme di previdenza complementare, è innalzato da 5.164,57 € a 5.300 €.
Ma io non posso mettere da parte ogni anno 5.000 euro. Quindi non mi conviene farla…
Non è così. Il segreto è far lavorare in sinergia il risparmio previdenziale che accumuli ogni anno e il tempo che hai davanti. Ad esempio, se hai 40 anni e metti da parte 2.000 € l’anno, all’età pensionabile (67 anni) avrai goduto di un beneficio fiscale complessivo superiore ai 13.000 €1. Niente male direi.
1 L’aliquota marginale ipotizzata nell’esempio è pari al 23%
Ci sono poi delle opportunità in più, spesso poco conosciute, per chi ad esempio nei primi anni di iscrizione a una forma di previdenza complementare non è riuscito a sfruttare appieno i vantaggi fiscali a disposizione.
Queste opportunità in più prendono il nome di extra deducibilità. Si applicano a chi ha iniziato la propria carriera lavorativa a partire dal 1° gennaio 2007. La norma che le disciplina fa riferimento ai primi 5 anni di iscrizione ad una forma di previdenza complementare, ad esempio un PIP ossia un Piano Individuale Pensionistico. In questi primi 5 anni un iscritto potrebbe non sfruttare totalmente la deducibilità fiscale massima prevista.
In tal caso è consentito recuperare la deducibilità non sfruttata nei 20 anni successivi al quinto anno di partecipazione. Questo recupero si aggiunge alla normale deducibilità, con una soglia aggiuntiva massima di 2.582,29 € annui, raggiungendo quindi un limite complessivo annuo di ben 7.746,86 €.
Con le novità in termini di maggiore deducibilità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 viene conseguentemente aggiornata l’extra deducibilità per chi ha iniziato a lavorare dopo il 2007: la quota annua aggiuntiva che può essere portata in deduzione nei 20 anni successivi al 5° anno di partecipazione al Fondo (per recuperare il plafond di deducibilità non pienamente goduto nei primi cinque anni) sale a 2.650 € con un limite totale annuo di 7.950 €.
Ma si sa che a scadenza poi sei vincolato a prendere una rendita per tutta la vita e perdi la possibilità di goderti il capitale accumulato.
Assolutamente no. Innanzitutto, puoi comunque ritirare il 50% di quanto accumulato sottoforma di capitale. Ma c’è di più. Oggi la Legge di Bilancio 2026 introduce nuove modalità di erogazione flessibile della prestazione. Si tratta di tre nuove prestazioni alternative alla rendita vitalizia:
- Rendita a durata definita: ciascuna rata annuale si determina dividendo il montante accumulato, ossia il capitale che hai maturato negli anni di accumulo, per il numero di anni relativo alla tua speranza di vita residua attesa, così come determinata sulla base delle tavole di mortalità ISTAT.
Es.: montante 100.000 € e vita residua 20 anni, si liquidano 5.000 € l’anno (salvo oscillazioni dell’investimento).
- Prelievi liberamente determinabili: puoi richiedere, di volta in volta, la liquidazione dell’importo desiderato entro il limite massimo annuo determinato dividendo il montante, ossia il capitale accumulato, per gli anni di vita residua attesa; tale limite opera in misura progressiva e corrisponde alla somma delle rate della rendita a durata definita maturate e non ancora riscosse.
Es.: con montante pari a 100.000 € e vita residua attesa di 20 anni, il limite annuo è di 5.000 €. L’aderente può quindi richiedere fino a 5.000 € nel primo anno; fino a 10.000 € complessivi entro il secondo anno, al netto di quanto eventualmente già percepito nel primo; fino a 15.000 € complessivi entro il terzo anno, al netto di quanto già percepito nei primi due, e così via.
- Erogazione frazionata: l’aderente ha facoltà di scegliere liberamente la durata su cui ripartire il montante accumulato, con un minimo di 5 anni.
Es.: con montante pari a 100.000 € e 5 annualità si liquidano 20.000 € all’anno (salvo oscillazioni dell’investimento).
Le prime due sono in vigore dal 1/7/2026, la terza dal 31/10/2026.
Ma se muoio durante il godimento di queste prestazioni il capitale resta alla compagnia assicurativa?
No. Se l’aderente decede prima dell’esaurimento del montante, il residuo va ai soggetti indicati dall’aderente stesso al momento della richiesta della prestazione.
Sì, ma chissà quanto saranno tassate queste prestazioni…
La tassazione per i contributi versati dopo il 1° gennaio 2007 è favorevole. Il regime fiscale applicabile alle nuove prestazioni, infatti, è:
- per la rendita a durata definita e prelievi liberamente determinabili - aliquota del 15%, si riduce di uno 0,30% per ogni anno di partecipazione alla previdenza complementare successivo al 15° esimo, con un minimo del 9% (tassazione tipica delle attuali prestazioni pensionistiche complementari)
- per l’erogazione frazionata – aliquota del 20% riducibile fino al 15% in funzione del numero di anni di partecipazione alla previdenza complementare.
Ma io sono già iscritto alla previdenza complementare tramite un fondo dell’azienda dove lavoro, quindi, se scegliessi di cambiare fondo perderei il contributo “in più” che oggi mi dà il mio datore di lavoro.
Non è più così. Le novità della Legge di Bilancio 2026 introducono notevoli elementi di flessibilità nella previdenza complementare dei dipendenti del settore privato dal 31 ottobre 2026, il lavoratore che benefici già del contributo datoriale in quanto iscritto a un fondo pensione di categoria potrà – dopo almeno 2 anni di partecipazione alla forma di previdenza complementare e in continuità di rapporto di lavoro - trasferire la propria posizione di previdenza complementare conservando anche nel nuovo fondo pensione il diritto al contributo datoriale. La differenza rispetto a oggi è importante perché, prima della Legge, il lavoratore che trasferiva la propria posizione da un fondo di categoria a un PIP o altra forma individuale non aveva il diritto di “trasferire” anche i contributi datoriali futuri: oltre al montante, poteva trasferire nella nuova forma solo i contributi futuri TFR maturando e i contributi volontari futuri.
Tra poco inizio per la prima volta a lavorare come dipendente del settore privato. Se voglio attivare la previdenza complementare cosa devo fare?
Per i lavoratori del settore privato di prima assunzione, dal 1° luglio è introdotta l’adesione automatica, in sostituzione dell’attuale meccanismo del tacito conferimento del TFR per silenzio assenso.
Come funziona l’adesione automatica
Decorsi 60 giorni dalla data di assunzione, il datore di lavoro procede all’iscrizione automatica del lavoratore alla forma pensionistica prevista dal contratto collettivo applicabile o dagli accordi aziendali. In assenza di una forma pensionistica individuata dalla contrattazione collettiva, le adesioni confluiscono nel c.d. Fondo residuale, attualmente individuato nel Fondo Pensione COMETA.
Nel corso di questo stesso periodo, il lavoratore può esprimere al datore di lavoro una diversa scelta: mantenere il TFR presso il datore di lavoro oppure conferirlo alla forma di previdenza complementare cui ha aderito.
Ricordiamo che il datore di lavoro può, in ogni caso, affiancare all’accordo di settore anche accordi aziendali siglati con le rappresentanze sindacali. In questo modo le adesioni automatiche confluiranno nella forma pensionistica individuata nell’accordo stesso.
Cosa prevede l’adesione automatica
L’adesione automatica prevede l’obbligo contributivo per tutti i soggetti coinvolti (datore di lavoro e lavoratore) a partire dalla data di assunzione del lavoratore e comprende, a differenza del precedente silenzio assenso, oltre al TFR, anche i contributi rispettivamente a carico del datore di lavoro e del lavoratore1, nella misura stabilita dalla contrattazione collettiva/aziendale.
Pertanto, un lavoratore di prima assunzione che intenda massimizzare l’importo dei contributi versati nella forma di previdenza potrà farlo aderendo alla forma pensionistica prevista dalla contrattazione collettiva in modo da beneficiare anche del contributo datoriale; trascorsi due anni di partecipazione, a partire dal 31/10/2026 potrà eventualmente trasferire la propria posizione presso altra forma di previdenza mantenendo il diritto anche ai contributi datoriali futuri.
1 La contribuzione a carico del lavoratore non è obbligatoria nel caso in cui la retribuzione annuale lorda corrisposta dal datore di lavoro risulti inferiore al valore pari all’assegno sociale che, per il 2026, corrisponde a 7.101,12 euro annui.
Gli adempimenti principali del datore di lavoro verso il lavoratore
In sede di assunzione, il datore di lavoro è tenuto a fornire al lavoratore apposita informativa sugli accordi collettivi applicabili e sulla forma pensionistica complementare destinataria dell’adesione automatica, sul meccanismo di adesione automatica (e relative tempistiche), nonché sulle diverse scelte disponibili. Se il lavoratore (entro 60 giorni) rinuncia all’adesione automatica, il datore di lavoro conserva copia della dichiarazione del lavoratore, al quale ne rilascia copia.
Come verranno investite le somme derivanti dalle adesioni automatiche
La norma prevede che i contributi e le quote di TFR pervenuti a partire dal 1° luglio 2026 a seguito di adesioni non esplicite siano investiti in percorsi o linee di investimento caratterizzati da differenti profili di rischio-rendimento che tengano conto, in particolare, dell'orizzonte temporale dell'investimento e dell'età anagrafica dell'aderente, secondo una strategia di allocazione del portafoglio di tipo “life-cycle”. Si tratta di una strategia di investimento che adatta automaticamente il rischio in base alla tua età o al tempo che manca a un obiettivo. Riduce i rischi con il passare del tempo.
Pensare al futuro è uno dei gesti di responsabilità più importanti che possiamo compiere oggi. Significa prenderci cura dei nostri progetti, delle nostre aspirazioni e delle persone che contano di più per noi. La previdenza complementare nasce proprio con questo obiettivo: trasformare le scelte di oggi nel futuro che vogliamo pe noi e per chi ci è vicino domani. Le novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 rappresentano un'opportunità in più per costruire, passo dopo passo, una sicurezza economica capace di accompagnarci nelle diverse fasi della vita. Perché il futuro non si improvvisa: si costruisce nel tempo, con consapevolezza e visione. E ogni decisione presa oggi può fare la differenza per il nostro benessere di domani e per quello di chi amiamo.
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