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Agricoltura 4.0 in Italia: smart farming, sostenibilità e futuro

Dai primi passi della digitalizzazione alle tecnologie che ridisegnano l’agricoltura italiana tra sostenibilità, efficienza e sfide di mercato.

 

Per secoli l’agricoltura si è fondata sull’osservazione diretta e sull’esperienza accumulata nel tempo, con decisioni guidate dai segnali del cielo, quelli della terra e dal cambio delle stagioni. Oggi viviamo un’epoca in cui i limiti della meccanizzazione del Novecento e dell’agricoltura industriale sono sempre più evidenti.

Le imprese agricole, infatti, devono fare i conti con il cambiamento climatico, la scarsità di acqua e fattori socio-politici esogeni, che possono mettere a rischio l’attività.

Stiamo vivendo oggi una nuova fase nella storia dell’agricoltura, entrata così nella sua fase 4.0, in cui produrre meglio è fondamentale, in particolare riducendo gli sprechi e aumentando la capacità di adattamento. Possiamo definire questo nuovo approccio come smart farming, una parte del più ampio concetto di precison farming, nato tra la fine degli anni '90 e i primi anni Duemila per riuscire a rendere mirati e misurabili interventi come l’irrigazione, la fertilizzazione e i trattamenti dei terreni agricoli. È così che fanno la loro comparsa nel settore i primi sensori ambientali a prezzi accessibili, rilevatori di dati GPS, seguiti a ruota da reti IoT, immagini satellitari, droni per agricoltura di precisione e l'ormai immancabile intelligenza artificiale.

 

Sono tutti strumenti che non sostituiscono il sapere agricolo di un tempo ma lo amplificano, rendendo evidenti e palesi segnali prima difficilmente visibili, come le micro-variazioni del suolo, stress idrici precoci, pattern climatici ricorrenti.

 

Il concetto stesso di smart farming non si limita più, infatti, a raccontare un semplice insieme di strumenti digitali al servizio dell’agricoltura. Sotto questo cappello possiamo intravedere una nuova modalità di lettura del territorio, di protezione del futuro delle coltivazioni e delle intere filiere agro-alimentari.

 

Secondo i dati raccolti da ISTAT e riportati da alcune fonti di settore, circa il 28,5 % delle aziende agricole italiane utilizza tecniche di precision farming  per prendere decisioni mirate riguardo ad aspetti come fertilizzazione, irrigazione e monitoraggio dei terreni.


Il precision farming nella pratica e cosa cambia davvero nei campi 


La portata rivoluzionaria di questo approccio risulta più evidente soprattutto quando si osservano gli effetti concreti nelle attività quotidiane. Quando messo in pratica, infatti, l’agricoltura di precisione è capace di generare risultati concreti e tangibili per quanto concerne l’utilizzo di risorse, migliorando sensibilmente il lavoro quotidiano nei campi.  

La rivista settoriale Smart Agricultural Technology riporta uno studio dedicato ai sistemi di irrigazione “smart”, basati sia su sensori che su tecniche di IoT mostrano come sia possibile ridurre il consumo d’acqua fino al 30 % rispetto ai metodi tradizionali.

 

Per quanto riguarda l’adozione di queste nuove tecnologie, il mercato italiano dell’Agricoltura 4.0 ha mostrato in questi anni un'evoluzione verso dinamiche sempre più complesse. L’Osservatorio Smart Agrifood riposta come, nel solo 2023, il valore complessivo delle soluzioni digitali adottate in Italia abbia raggiunto i 2,5 miliardi di euro di valore complessivo, con una crescita del 19% rispetto all’anno precedente. In aggiunta, lo studio mostra come una larga maggioranza delle aziende agricole italiane (il già citato 72 %) già adotti almeno una soluzione digitale nei propri processi produttivi. La diffusione di queste tecnologie è oggi un fatto, in aumento costante e di pari passo con l’aumento di consapevolezza riguardo ai benefici associati all’adozione di tecniche di smart farming.

Secondo Osservatori.net, circa il 41 % delle nostre aziende utilizza oggi soluzioni digitali avanzate, mentre la superficie agricola complessiva coperta da tecnologie 4.0 è arrivata a toccare il 9,5 % del totale. Queste nuove tecnologie - come IoT, droni, big data e intelligenza artificiale - permettono oggi di monitorare in tempo reale condizioni climatiche e stato delle colture, aiutando l’ottimizzazione dei consumi d’acqua e di input agricoli e contribuendo a migliorare la qualità delle produzioni.


Riconoscere il valore, superare le criticità 


Grazie a quanto visto finora, possiamo definire l’Italia come uno dei Paesi europei con maggiore dinamicità, anche grazie a un tessuto ricco di nuove start up e imprese tecnologiche capaci di coniugare innovazione e sostenibilità a supporto delle operazioni. Alcune realtà dell’agro-tech italiano stanno tra l'altro già sperimentando nuovi modelli produttivi basati su dati, tecnologia e sostenibilità. Attraverso l’uso di sensori e aggiungendo il controllo dei parametri ambientali alla gestione data-driven delle colture, l’innovazione contribuisce a ridurre il consumo di suolo e di acqua, accorciando la filiera e rendendo la produzione agricola più prevedibile e resiliente. 

Agricoltura e assicurazione: due secoli di storia di innovazione e previdenza


L’innovazione di un settore antico come quello agricolo è sempre andata di pari passo con quella del mondo assicurativo. Il legame tra agricoltura e assicurazione è saldo e dura da almeno due secoli; in particolare, il contributo scientifico di Generali al progresso socio economico del Paese ha radici molto profonde. Risale infatti al 1836 la prima polizza italiana di assicurazione contro i danni provocati dalla grandine, emessa dall’”Imperial Regia Privilegiata Compagnia di Assicurazioni Generali Austro Italiche”.

 

Già allora, l’approccio di Generali era chiaro: investire nelle assicurazioni agricole, combinando innovazione tecnica e una nuova visione della previdenza privata. Nel settore della grandine, privo di dati affidabili, la compagnia colmò il vuoto attraverso una raccolta sistematica e capillare di informazioni sul territorio.

 

Nascevano così le tavole grandine, data analytics ante litteram, uno strumento ingegnoso nato per proteggere gli agricoltori da un evento atmosferico come quello della grandine, molto temuto, proprio per la sua imprevedibilità.

 

Un connubio, in particolare, tra mondo del vino e attività a protezione del comparto agroalimentare e turistico, che continua ancora oggi: dal 2024, Generali Italia è presente al Vinitaly insieme a Le tenute del Leone Alato (holding agroalimentare e vitivinicola di Generali) per accompagnare, in un contesto di trasformazione climatica, la crescita e la protezione delle imprese italiane che possono contare su soluzioni assicurative in grado di salvaguardare lavoro, territori e comunità.

 

Anche quest’anno a Verona, Generali Italia parteciperà alla 58ª edizione di Vinitaly, in programma dal 12 al 15 aprile 2026.

 

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